svezzamento o autosvezzamentoNello scorso articolo ho mostrato i punti di forza e quelli di debolezza di ciascun approccio, lasciandovi il tempo di meditare sulle vostre scelte. In questo articolo, vi dimostro come la dicotomia tra svezzamento ed autosvezzamento sia futile e sterile, figlia di assolutismi controproducenti. Io scelgo il buon senso!

________________________________

Gli assolutismi sono controproducenti

Credo che questa epoca storica viva di dicotomie e assolutismi che non giovano a nessuno. Ci si schiera continuamente da una parte o dall’altra, quasi obbligati a seguire tutto ciò che fa parte dell’una o dell’altra fazione, con rigidità, senza mezze misure né ripensamenti. Questa modalità di vivere la maternità è a mio parere controproducente, e alla lunga, sfinente sia per la mamma che per il bambino. E questo vale anche per il periodo del passaggio ai cibi solidi.

Ho avuto la fortuna/sfortuna di diventare mamma la prima volta,  quando non esistevano i social e le letture sul tema della maternità erano molto più limitate o scolastiche. Questo obbligava a pensare di più con la propria testa, a sbagliare molto,  ma anche, ad essere più autocritiche e aperte al cambiamento, e ad usare molto di più l’istinto ed il buon senso piuttosto che seguire un modello rigido predefinito.

L’introduzione dei cibi solidi è un periodo, più o meno lungo, fatto di prove, assaggi, richieste ed offerte. Uno scambio relazionale, emotivo e pratico, fra mamma e bambino, un allegra danza tra seno e cibo solido,  una continua altalena fatta di passi avanti e due indietro, di balzi e stati di crescita improvvisi, di momenti euforici e altri di maggior monotonia. Questa è la vita. Questo vale per il periodo di  allattamento esclusivo. Questo vale anche per il periodo dai 6 mesi all’anno.

Non c’è una strada unica né una migliore di tutte

Tant’è vero che nessuna delle società di pediatria (Espghan, AAP…link) , né la stessa OMS /Unicef parlano di svezzamento o autosvezzamento tout court. Nessuna di esse invita all’uso di omogeneizzati, né, d’altra parte, vieta l’uso del tritatore.

Tutte però esprimono concetti fondamentali e di buon senso. Li riassumo qui:

  • si invita ad osservare il bambino, il grado di sviluppo, le competenze, e a rispettarle senza forzature di alcun tipo
  • l’introduzione dei cibi solidi può avvenire la prima volta più o meno casualmente, in seguito alla richiesta del piccolo, così come può anche partire dall’iniziativa dei genitori che offrono deliberatamente al bimbo ciò che loro hanno preparato appositamente per lui. Le due cose possono andare di pari passo, mescolarsi e sovrapporsi tra di loro.
  • A volte il bambino farà solo qualche assaggio, prendendo direttamente in mano un pezzo di cibo dei genitori, provando a masticarlo, altre volte e/o contemporaneamente sarà invece la mamma a preparare la classica “pappa”.
  • con pappa NON si intende brodo vegetale, farina precotta e omogeneizzato. MA quella pietanza, tradizionalmente trasmessa da generazioni, in ogni contesto del mondo, specificatamente preparata e adatta ai più piccoli. Perché facilmente deglutibile, digeribile, sana, completa. Estremamente diversa da cultura a cultura, ma pur sempre perfetta per ogni bambino. Un piatto speciale, preparato appositamente per il bambino, dalla consistenza per lo più cremosa, ed offerto quasi come fosse un rito di passaggio importante da festeggiare con gioia in famiglia. La prima “pappa ufficiale” consumata dal piccolo al tavolo con i genitori o anche in un momento diverso, assume così una valenza altamente simbolica. L’attenzione ed il tempo impiegato dai genitori nel prepararla sono significativi di un’attenzione speciale dedicata al bambino in un momento speciale della sua vita. Lo svezzamento è inteso quasi come una sorta di celebrazione. Di rito e rituale da inserire nelle routine del bambino e nelle abitudini di tutta la famiglia. (Sara Honneger, “un mondo di pappe”, Leone Verde )
  • Gli orari dei pasti possono essere diversi tra bambino e genitori. Così come si rispetta qualsiasi altra necessità del piccolo, è importante anche rispettare i suoi ritmi, quelli delle sue routine e della sua quotidianità. Significa dargli importanza ed attenzione. Questo non significa abbandonarlo in un angolo a trangugiare una pappa in pochi muti sul seggiolone da solo, ma  significa ad esempio, decidere, per un po’ di tempo, che la mamma cena, prima, insieme a suo figlio, facendo compagnia al papà più tardi, senza necessariamente pasteggiare in contemporanea.
  • Ogni bambino è a sé, con caratteristiche, competenze ed indole diverse. Bisogna tenerne conto e personalizzare al massimo anche questa fase. Gli assaggi spontanei e guidati dal bambino prevedono una discreta abilità nella coordinazione oculo-motoria e nella cosiddetta presa a pinza (pollice e indice), cosa che non sempre tutti hanno prima dei 7/8 mesi inoltrati. Significa anche avere uno spirito un po’ intraprendente ed attivo, il desiderio ed il piacere di chiedere, sperimentare e masticare.  Alcuni bambini infatti, pur essendo visibilmente pronti per mangiare, non sono così attivi come altri. Alcuni non chiedono mai. Non si sognano per nulla di prendere il cibo tra le mani e masticarselo. Questi stessi bimbi, invece, se fatti mangiare coi tempi giusti, nell’orario più adeguato, magari con cibi (sani e freschi) preparati appositamente per loro, mangiano in quantità adeguata  e serenamente.

Quindi svezzamento o autosvezzamento? Nessun vincitore!

Svezzare significava seguire il bambino nel suo normale sviluppo fisico e psichico, introducendo i cibi solidi, offrendoli al bambino nelle forme e nei modi a lui più consoni, rispettandone i tempi ma anche adeguando ritmi e routine familiari alle necessità del più piccolo.  Offerta e richiesta, andrebbero quindi  valutati di volta in volta e adeguati al bambino (e alla mamma!)  che si ha di fronte.

Secondo il mio parere, flessibilità e serenità al momento del pasto significa anche la possibilità di modificare approccio o di passare dall’uno all’altro a seconda dei momenti, dei bambini e delle caratteristiche del periodo che si sta vivendo in famiglia.

Il periodo dello svezzamento coincide con il periodo di assestamento del bambino verso una sua più ampia autonomia e distacco dalla madre. Lasciare il seno di mamma verso un pasto mangiato in autonomia e serenità equivale ad avere raggiunto una maturazione ed un livello di sviluppo importante per un bambino. E non è un passaggio veloce e immediato. Anzi. E’ solo una tappa di quel percorso altalenante, fatto di un passo avanti e due indietro che caratterizzano la vita di una famiglia.

Così come si affronta con delicatezza ed attenzione le altre fasi, anche in questa occorre pazienza, flessibilità, accettazione, compromessi. Perché le dicotomie assolute non hanno mai molto senso e prima o poi si scontrano contro i duri mattoni della vita quotidiana.

E tu cosa hai fatto? Quale strada hai percorso e come ti sei sentita?

Se hai bisogno di confrontarti con me sul tema dell’introduzione dei cibi solidi, hai il dubbio che il tuo bambino non mangi abbastanza, oppure non sai mai cosa cucinare e come offrire i pasti al bambino, CONTATTAMI! Possiamo incontrarci per darti suggerimenti, idee pratiche, aiutarti a scegliere ciò che è meglio per voi.

Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter