genitori guida sicuraDare un limite significa spesso causare una reazione di frustrazione nel bambino, e quindi un moto d’ira o di tristezza. Essere una guida significa quindi anche saper affrontare questi momenti così faticosi.  Ma perché è tanto difficile? Vi spiego perché e vi regalo 4 suggerimenti per riuscirci

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Dare un limite significa spesso causare una reazione di frustrazione nel bambino, e quindi un moto d’ira, più o meno intenso. Le sue urla, le sue manifestazioni corporee, non sono altro che la manifestazione visiva della lotta interiore che ha dentro al cuore: quella lotta tra istinto e ragione che spesso tormenta anche noi adulti. Dare dei limiti quindi non significa soltanto fissare delle regole, dare un contenimento, ma anche, soprattutto, farlo rispettare. Significa quindi affrontare questi momenti così faticosi, queste manifestazioni, cercando di reagire nel modo migliore, mostrandosi quindi davvero delle  “guide credibili” per i nostri bambini.

E non è facile. Tutt’altro.

Perché è così difficile essere una guida?

1) Perché non siamo fatti di carta.

Non siamo fatti dello stesso materiale inerte del libro del “perfetto educatore” che abbiamo sul nostro comodino! Noi siamo carne ed ossa, siamo cuore in subbuglio e sangue che ribolle, siamo emozioni viscerali, siamo fatica fisica, siamo occhi pieni di notti insonni, ossa doloranti per posizioni forzate e pesi portati. E siamo anche emozioni. Sentimenti intensi, mal celati, e schiacciati sotto strati di doveri e rinunce; siamo desideri infranti, sogni posticipati, voglie soffocate. Ma siamo infine anche ricordi di infanzia, vissuti che ci hanno lasciato il segno e ci hanno scavato dentro, sono memorie che si riattivano, dolori che riemergono, rumori che evocano situazioni cacciate nel limbo del nostro cuore. E di fronte al nostro bambino che chiede, contesta, desidera, reagisce, non ci limitiamo a leggere il suo messaggio come dentro un libro, non analizziamo la situazione in modo asettico e teorico, cercando il metodo perfetto per quel momento. No, noi quel libro ce lo dimentichiamo proprio. E agiamo d’istinto, a seconda della nostra stanchezza, della nostra sensibilità, delle nostre abitudini consolidate, dei nostri modelli interiori.

Quando un bambino vive il dilemma tra ragione e sentimento, noi stiamo vivendo la sua stessa battaglia, dentro di noi.  E non è facile scegliere la ragione. La ragione è silenziosa, sottile, lenta, lavora in sordina, è facile dimenticarsi di lei. Bisogna imparare ad abituarsi al suo modo di lavorare.Bisogna esercitarsi proprio, tutti i giorni, e bisogna avere il cuore  libero da nodi irrisolti, emozioni contrastanti, rabbie sottaciute. L’istinto infatti è rumoroso, agisce velocissimo, non ci dà il tempo di respirare, e libera, improvvisamente e inesorabilmente tutto ciò che c’è nascosto nel nostro cuore, annebbiando così la ragione, soffocandola con quei nodi dolorosi.

2) Perché richiede tempo e tantissima energia

La lotta tra istinto e ragione necessita di tempo ed energie. E’ un dato di fatto, e non ci sono sconti. E questo è devastante per chi come noi, è abituato a correre, risolvere in fretta questioni che ci paiono futili, nel tentativo di rincorrere il nostro prossimo impegno. Ma tant’è. Di fronte a questa lotta non ci si può esimere. Bisogna combattere, con le armi della pazienza infinita, della costanza, della risoluzione e dell’amorevole accettazione. Non ci sono scorciatoie. Tentare scappatoie come ricatti, corruzione, aggressioni fisiche e verbali, premi, punizioni o castighi serve solo a peggiorare il problema.  Una battaglia è una battaglia e come tale deve fare il suo corso, fino alla fine, altrimenti, è soltanto, l’ennesima occasione persa. E’ un lasciare in sospeso ciò che fa male, ciò che lavora dentro e scava solchi nel cuore, alimentando il duello piuttosto che dirimerlo.

3) Perché ci piace di più il ruolo di amico e compagno piuttosto che quello di guida e genitore.

Essere compagno di giochi, di scorribande, depositario dei segreti e delle confidenze più intime, compagnia nello shopping e consigliere in amore, è bellissimo. E’ un ruolo che viviamo da ragazzini, è il far parte di una compagnia, di un gruppo, con il proprio migliore amico. Sì, bellissimo! Peccato che non è un ruolo da adulti. Non è il ruolo che spetta ad un genitore. Perché gli amici servono a farsi da spalla e da specchio, i genitori servono a mostrare come affrontare la continua lotta tra istinto e ragione e come si può vincere. Sono un modello, e una guida, che deve avere bene a mente il sentiero da percorre, la meta finale. Altrimenti, senza guida, non c’è scampo, si esce fuori strada. Inesorabilmente.

4) Perché si rimane bloccati nella relazione genitore/neonato.

Se, quando era neonato, ci hanno fatto credere di poterlo “viziare”, probabilmente ci siamo limitati nelle coccole e nell’accoglienza, allontanandolo da noi troppo precocemente. In questi casi, succede spesso, di voler poi compensare questi momenti e iniziare a trattarlo da bebè, quando invece è il momento di vederlo crescere. Ogni fase ha i suoi bisogni e i suoi tempi; è importante non invertirli.

Oppure, ci si è trovati così tanto bene in quella dimensione, in quel tipo di relazione passiva, accogliente, che non ci si vuole più svincolare da quel momento e si continua a vivere, pensando che istinto e riflessi siano sempre e comunque solo positivi. A volte questo ci libera dalla responsabilità di intervenire, ma è evidente che ci priva dell’occasione di crescere e diventare grandi.

Come riuscire ad essere una guida sicura: 4 suggerimenti 

1- sciogliete i vostri nodi dolenti.

Liberate i vostri cuori, lavorate a lungo e seriamente sulle vostre emozioni, imparate a riconoscerle e a comprendere come viverle e gestirle al meglio, permettendo alla ragione di fare il suo lavoro silenzioso, con successo e facilità

2 – concedete tempo ed energia al duello doloroso tra ragione e istinto.

Aspettate che la battaglia si concluda, mostrando al bambino (e a voi stessi) le sole armi che assicurano una vittoria: pazienza, costanza, amorevole accettazione. Solo in questo modo la pace sarà completa e più duratura.

3 –vivete con orgoglio e gioia il vostro ruolo di guida.

Chi sceglie di essere guida, deve conoscere  molto bene se stesso e le responsabilità che si assume. Ma non gli sono un peso, bensì diventano una medaglia nel suo cuore. E’ un po’ come essere un eroe in battaglia, colui che ha conosciuto il nemico e ha imparato a sconfiggerlo. Chiunque desidererebbe essere al suo seguito. Imparare da lui! Questo noi dobbiamo diventare: eroi della vita, gioiosi ed orgogliosi modelli, fonte di ispirazione valevoli di fiducia. L’alleanza e la stima di un figlio, non li si conquista diventano i suoi migliori amici, ma rimanendo modelli positivi, leader leali,  guide sicure.

4- vivete ogni cosa a suo tempo.

Vivete la passività e l’accoglienza nei primi mesi di vita, senza remore e con fiducia nella saggezza dell’istinto neonatale; e imparate a crescere insieme al bambino, diventando sempre più soggetti attivi in una relazione dove istinto e ragione iniziano a scontrarsi sempre di più.

Per approfondire

Se anche tu vuoi essere una guida sicura, un genitore consapevole, ma di fronte ad un “capriccio” vai in difficoltà, senti di aver sbagliato qualcosa, vedi sgretolarsi dentro di te l’immagine del genitore perfetto e della famiglia ideale, è arrivato il momento di fare un bel respiro e riprendere in mano il tuo cuore e la tua serenità.  E’ arrivato il momento di parlarne insieme, comprendere quali sono i punti più dolenti e critici di questo percorso di crescita, imparare a condividerli e a confrontarsi con il tuo partner senza discussioni o remore, imparare a manovrare il timone che conduce la vostra nave lungo l’orizzonte.

La consulenza pedagogica ti può aiutare in questo percorso. Scopri come!

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