riflesso di prensioneIl neonato alla nascita è dotato di alcuni riflessi arcaici o primitivi, che si manifestano già durante la gestazione e che vanno ad estinguersi gradualmente, di solito entro il 6 mese di vita.  Sono riflessi fondamentali per lo sviluppo psicomotorio del bambino e funzionali all’iniziale adattamento alla vita extrauterina. Ma hanno anche un’altra funzione, quella orientare alla ricerca di qualcosa/qualcuno. Sono, per così dire, predisponenti ad una relazione, ad un contatto, con la fonte di nutrimento corporeo ed emotiva per eccellenza, e cioè la mamma e il suo seno.

Cosa sono i Riflessi neonatali?

Il neonato alla nascita è dotato di alcuni riflessi cosiddetti arcaici o primitivi, innati, che si manifestano già durante la gestazione e che vanno ad estinguersi gradualmente, di solito entro il 6 mese di vita.  Sono riflessi fondamentali per lo sviluppo psicomotorio del bambino e funzionali all’iniziale adattamento alla vita extrauterina. Alcuni di questi riflessi nascondono il germe delle successive competenze motorie del bambino, come afferrare un oggetto o gattonare, ma quello su cui è interessante soffermarsi è la considerazione che questi riflessi sembrerebbero essere tutti orientati alla ricerca di qualcosa/qualcuno. Sono, per così dire, predisponenti ad una relazione, ad un contatto con la fonte di nutrimento corporeo ed emotiva per eccellenza, e cioè la mamma e il suo seno. Quasi tutti questi movimenti istintivi, infatti, conducono all’atto della suzione al seno, direttamente sul ventre materno, tra le braccia della madre, letteralmente aggrappati al suo capezzolo, alla sua pelle, quasi a stringersi anche fisicamente in quel legame affettivo cui tutti aneliamo.

Quali sono i principali riflessi arcaici del neonato e quale funzione hanno?

Riflesso spinale (o di Galant) – Se si sfiora la parte centrale o bassa della schiena del piccolo in posizione prona, egli si curva verso il lato che è stato toccato. E’ quindi un riflesso che orienta il bimbo a voltarsi nella direzione di provenienza del tocco, come a cercare chi lo sfiora, chi lo sta accarezzando, chi potenzialmente potrebbe prendersi cura di lui. E’ volto alla ricerca di una relazione, di un legame. E, guarda caso, sembra essere complementare all’istinto materno di accarezzare il suo piccolo, una volta appoggiato sul suo ventre, appena nato. La mano di lei è proprio lì, all’altezza precisa di quella zona della schiena di lui, entrambi predisposti a dare e a ricevere carezze, a cercarsi ed orientarsi reciprocamente.

Riflesso di marcia (o deambulazione) automatica e Riflesso plantare – Se i piedini di un neonato, sorretto in piedi, entrano in contatto con una superficie, si  muovono come se volesse camminare. E, a seconda del punto del piede stimolato, il bambino istintivamente distende o chiude le dita dei piedi. Entrambi questi riflessi li si osservano anche quando il piccolo, appena nato, e appoggiato sul ventre materno, tende a fare leva sulla pancia della mamma, puntando i piedini per spingersi in direzione del seno.

Riflesso tonico del collo e riflesso labirintico – E’ un riflesso composto da una serie di movimenti asimmetrici, di testa, braccia e gambe, che il bambino compie con una determinata sequenza, che sembrerebbe essere propedeutici al successivo gattonamento. Anche questi si attivano anche durante la marcia quotidiana verso il seno, in una ricerca continua e perfettamente coordinata tra il movimento rotatorio del capo in cerca del capezzolo e il rispettivo movimento di braccia e gambe, che ottimizzano l’arrampicata attiva sul corpo della mamma.

Riflesso di prensione – Il neonato stringe istintivamente la manina quando gli si sfiora il palmo. Se lo si fa con un dito questo viene prontamente afferrato con vigore dal piccolo. Questo è uno dei riflessi che più fanno emozionare chi lo sperimenta. E’ come se il piccolo volesse dare la mano al suo compagno di viaggio, come se cercasse un appiglio, un punto di riferimento, una guida. E’ il riflesso che si attiva quando, alla fine del suo strisciare sul ventre materno, le sue mani afferrano, istintivamente, ciò che gli si protrunde tra i palmi: in primis, il capezzolo e poi, le dita della mamma che lo accarezzano.

Riflesso di Babkin – Questo riflesso è molto particolare ed interessante, perché si manifesta nel momento in cui il palmo delle manine viene sfiorato e premuto leggermente all’altezza dell’attaccatura del pollice. In quel momento il piccino spalanca la bocca. Anche questo movimento istintivo è evidentemente legato alla ricerca del seno e ci insegna l’importanza del movimento delle manine quando un bambino cerca di attaccarsi al seno. Ad un occhio attento, quel movimento apparentemente disorientante e senza senso delle mani che si agitano e si sovrappongono al capezzolo, non è casuale né negativo. Anzi, lasciando che il piccolo appoggi le sue manine sul seno, sul capezzolo, aiuterà l’attivazione di questo importante riflesso, facendo in modo che a contatto con esso, il piccolo apra istintivamente la bocca trovando l’aggancio al seno e l‘avvio alla suzione.

Riflesso di ricerca e di suzione – Quando la guancia o le labbra di un neonato entrano in contatto con qualcosa, il piccolo si volta in quella direzione, spalancando la bocca e cercando qualcosa cui attaccarsi e succhiare. Una volta conclusa la fatica di arrampicarsi, puntare, ruotare, strisciare, ecco finalmente succhiare il capezzolo e stringersi forte alla sua mamma

Riflesso di Moro – In situazioni di pericolo, spavento, rumori improvvisi, il neonato apre le braccia e contrae i muscoli dorsali. Questo tipo di riflesso è generalmente considerato un’abilità residua, tipica delle scimmie (da cui deriviamo) e dei marsupiali, che in situazioni di emergenza si stringono ancora più efficacemente al corpo materno, evitando di cadere. Io lo considero un prezioso e significativo alleato dal punto di vista relazionale. Il neonato, infatti, al pari del marsupiale, ha bisogno di vivere addosso al corpo materno, per proseguire nel suo sviluppo fisico, cognitivo ed affettivo. Non è ancora pronto per vivere a terra, non sa camminare, nè gattonare, si raffredderebbe in fretta, non saprebbe dove trovare nutrimento. Questo riflesso ci ricorda che il neonato è un essere predisposto all’abbraccio, al contenimento, al vivere su qualcuno al quale potersi aggrappare, quando ne ha bisogno.

E tutti questi riflessi ci invitano a riflettere sulla loro valenza nell’attivazione non solo di un adeguato allattamento, ma anche e soprattutto di un legame affettivo e di attaccamento che si esplicita, ogni giorno, nell’interazione continua di queste dinamiche.

video unicef - passo 4 BFH - allattamento precoce

Vedi tutto questo in azione nel video del BREAST CRAWL 

Riflessi neonatali e legame di attaccamento

Queste capacità, programmate nel bambino, vengono incontro alle universali attese dei genitori. Il comportamento del bambino e le istintive reazioni nutritive dei genitori, si uniscono nel periodo postnatale per alimentare l’aumento dell’attaccamento tra loro.” (Brazelthon e Cramer, 1990, p.56)

Quando il bambino, in un parto naturale, non disturbato, esce dal ventre materno, con il cordone ancora pulsante e non reciso, trova la sua naturale ed istintiva collocazione tra le braccia di sua madre. Ed in particolare sul suo ventre. Raggiunto l’equilibrio termico e respiratorio sul ventre materno, e lasciato autonomo, coperto ma non lavato, non manipolato e non spostato da nessuno, nel giro di pochi minuti il piccolo inizia ad attivare i suoi riflessi innati, le sue competenze istintive. Il riflesso di marcia automatica gli permette di puntare i piedi sul ventre materno e di spingersi verso l’alto; la competenza precocissima di riconoscere la madre dall’odore e dalla voce, gli permette di orientare questa sua marcia, questa sua “arrampicata” verso il seno; il riflesso di presa gli permette anche di aggrapparsi con le manine alla pelle della mamma, alla ricerca del capezzolo, da protrudere ed afferrare tra le dita. Una volta percepita la presenza del capezzolo, intravista la grande areola marrone, bersaglio ben visibile, nonostante la debole capacità visiva, ecco entrare in azione il riflesso di rooting, con la ricerca attiva ed incredibilmente competente del capezzolo con le guance e le labbra, fino a raggiungere l’aggancio a ventosa, e quindi, la suzione. Il piccolo ora si stabilizza, il suo istinto lo hanno condotto alla fonte del suo nutrimento, è appagato, lo sforzo fatto ha dato i suoi frutti. Ha trovato il latte, ma, ancora più importante, ha trovato qualcuno, quel qualcuno, che già aveva imparato ad esperire nella vita intrauterina e che sa riconoscere, ora, come sua madre.

Significativo è sapere che questi riflessi sono molto marcati alla nascita e nelle prime settimane di vita, e che vanno, via via, a perdersi, gradualmente, entro il sesto mese circa. La loro utilità, infatti, è massima in questo primo periodo di vita e poi non più. Periodo di vita nel quale il bambino ha un estremo bisogno di riprodurre questa sua “marcia verso il seno” decine di volte al giorno, per giorni e giorni.

I movimenti che il piccolo è in grado di fare nel primo trimestre di vita sono infatti tutti orientati a questo scopo, al raggiungimento della stabilizzazione fisica, del contenimento, di un contatto pelle pelle, della suzione al seno. Tutto è predisposto a questo, e tutto ha un senso nel processo del continuum, nel passaggio dall’endogestazione all’esogestazione. Tutto è funzionale non solo alla ricerca di nutrimento per sopravvivere (il latte), ma anche di un nuovo nido sicuro (base affettiva sicura) nel quale completare la sua crescita.

Alcuni esperti denominano il primo trimestre di vita come il quarto trimestre gestazionale. Proprio ad indicare quanto questo periodo sia ancora strettamente intrecciato con quelli precedenti, e come vita prenatale e neonatale siano estremamente legate l’un l’altra.

Una volta conclusa questa tappa evolutiva, anche questi riflessi primitivi si evolvono, si affidano o scompaiono per lasciare il posto ad una nuova fase e a nuove competenze.

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