limite

Il bambino è, per sua natura, “egocentrico”. Non egoista, né cattivo. Semplicemente è “centrato su se stesso”.  E’ il riflesso del lavoro di auto-riconoscimento che sta facendo dentro di sé.  Dopo la nascita corporea, questa è la nascita dell’Io. Ma se non ha una guida e dei limiti, l’innato egocentrismo diventa negativo. Vi spiego perché serve, come limitarlo e perché considerare il limite una manifestazione concreta dell’Amore.

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Il bambino è, per sua natura, “egocentrico”

Attenzione, non ho detto egoista, né cattivo. Semplicemente è “centrato su se stesso”, su ciò che vuole per sé, su ciò che gli piace o ha voglia di fare. E non è una cosa negativa. E’ il semplice riflesso del lavoro di auto-riconoscimento che sta facendo dentro di sé. Il bambino piccolo, nel suo processo di differenziazione dalla sua mamma, deve prima o poi iniziare a tirare fuori la sua personalità. Esprimere le sue preferenze, i suoi desideri, i suoi sentimenti e sensazioni, in un modo indipendente da quello dei suoi genitori, esclusivamente suo. Dopo la nascita corporea, questa è la nascita dell’Io.

L’egocentrismo del bambino, nei primi anni di vita, è positivo, perché:

  • aiuta ad affermare se stessi, i propri bisogni e desideri
  • lo aiuta a non farsi schiacciare dalla volontà altrui, compresa quella dei suoi genitori
  • lo aiuta a prendere coscienza di se stesso, del suo esistere in modo autonomo, della sua personalità
  • lo protegge dagli abusi, gli insegna a rispettare se stesso ed il proprio corpo
  • lo porta a darsi un valore e a valorizzare la propria personalità

Quando l’egocentrismo del bambino non ha limiti è negativo, perché:

  • Perché imparare a riconoscere i propri desideri e bisogni, non significa automaticamente vederli soddisfatti. Non è sempre possibile farlo o non è sempre giusto farlo. A volte il proprio desiderio può danneggiare il benessere dell’altro e il proprio bisogno può soverchiare il bisogno degli altri.
  • Perché la propria volontà ha al stessa importanza di quella degli altri. Ed è vero anche che “volontà” non significa “voglia”; e che non sempre volontà significa solo “volere qualcosa per me”, ma anche desiderare ciò che è bene per l’altro.
  • Perché prendere coscienza del proprio corpo e rispettarlo è importantissimo, tanto quanto lo è rispettare il corpo degli altri. Compreso quello della propria madre. (Concetto che non è per nulla scontato, nemmeno per noi mamme)

Il bambino ha bisogno di un adulto che limiti il suo egocentrismo e gli mostri come si ama

Avendo consapevolezza di queste considerazioni, è dunque evidente l’importanza di poter guidare e indirizzare questa caratteristica “egocentrica” del bambino, implementandone gli aspetti positivi e limitando quelli negativi. E questo, solo l’adulto può farlo: dando dei limiti e mostrando come si ama.

Cosa significa, in pratica, dare dei limiti?

  • Definire i limiti corporei propri e degli altri, significa rendersi consapevoli dello spazio che occupiamo, del peso e della forza che abbiamo e delle conseguenze dei nostri gesti corporei su noi stessi e sugli altri. (Spingere gli altri per salire per primi su uno scivolo è un gesto che non rispetta il corpo degli altri e quindi va limitato, evitato. Ma anche cercare con caparbia insistenza il seno di mamma quando lei non vuole o non si sente, non è un gesto rispettoso del corpo degli altri e su questo si dovrebbe riflettere)
  • Definire il limite della propria libertà e volontà:la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Confine indefinibile, difficilissimo da comprendere anche per noi adulti, ma che piano piano bisogna imparare a capire. E’ difficile “insegnare” queste cose ad un bambino perché si tratta di concetti astratti, complessi, ma lo si può fare semplicemente mettendolo in pratica, con il nostro comportamento e le nostre parole, mostrando cosa si può fare in questi momenti: attivare la sottile arte del compromesso, sottolineare il rispetto degli altri, trovare il modo del fare contenti un po’ tutti, sperimentare la pazienza e la mediazione.
  •  Definire una misura, una quantità, oltre la quale ciò che è bene può diventare dannoso. Una caramella il sabato o la domenica è una cosa speciale, una golosità che accompagna la dolcezza dello stare insieme, del tempo rallentato. Dieci caramelle al giorno non sono più speciali, ma diventano un problema serio. Insegnare il senso della quantità, dare un limite numerico alle cose, è importante.
  • Definire dei limiti temporali e degli orari da rispettare. Non avendo ancora introiettato il senso del tempo, è difficile che un bambino si sappia regolare riguardo alle tempistiche. Per lui, così come esiste solo l’IO, esiste solo il QUI ed ORA. Ma, ad esempio, se si è al parco giochi sull’altalena e ci sono altri bambini intorno, non si può ascoltare esclusivamente il proprio io, la propria voglia e stare sull’altalena tutto il pomeriggio.  (Quanto vale il proprio divertimento in confronto a quello degli altri?). Anche l’arrivare puntuali è un concetto importante, che nasconde anch’esso il rispetto per gli altri, e che come tale va quindi trasmesso al bambino e possibilmente vissuto in prima persona. Io, da Milanese Imbruttita quale sono, su questo punto sono inflessibile. 😉
  • Definire il concetto di turno. Fare a turno è un modo pratico, chiaro ed evidente, per rispettare tutto e tutti. Nel turno c’è il rispetto del corpo (“non si fa a botte, arrampicandosi sulla testa dell’altro, mentre sta salendo le scale dello scivolo, per passargli avanti”); il rispetto del limite temporale (“non si sta sull’altalena per tutto il pomeriggio senza farci salire nessun altro”); e c’è il rispetto della volontà degli altri (“gli altri bimbi hanno lo stesso mio diritto di giocare e divertirsi con lo scivolo, né più né meno”)

Cosa significa mostrare l’Amore

Il rispetto per gli altri e le limitazioni che ne conseguono, alla nostra libertà e al nostro innato egocentrismo, sono semplicemente il lato pratico della parola Amore. Quando verbalizziamo, spieghiamo, mostriamo come agire nel rispetto dell’altro, mostriamo come si mette in pratica l’amore. E non c’è nulla che valga di più.

Il concetto di coscienza, di discernimento, di scegliere il bene degli altri prima del nostro, di amore profondo, è un concetto immenso, che pochi adulti praticano, ma che nasce proprio da qui. Da quell’albore di vita che è un bambino. Da quella bontà che è insita nel proprio cuore, ma che va coltivata, innaffiata, valorizzata.

Ma quanto spazio c’è nel nostro cuore ed in quello di nostro figlio, per l’innato egocentrismo, e quanto per l’altrettanto innato istinto di Amare?

Rispondo con un noto proverbio indiano: “dentro ad ognuno di noi c’è un lupo bianco ed uno nero, quello che prenderà il sopravvento, nel nostro cuore, sarà quello che abbiano nutrito di più”. E, almeno all’inizio, sta a noi nutrire il  lupo buono del nostro bambino e mostrargli come farlo crescere dentro il suo cuore.

Il prossimo articolo verterà proprio su questo punto: quale ruolo hanno i genitori nello sviluppo del proprio bambino. Quanto e come essere attivi o piuttosto accoglienti. Quanto lasciare che l’istinto guidi i suoi passi e quanto invece mediare l’istinto con la ragione. Seguitemi e se pensate che possa interessare anche ai vostri amici, taggateli, condividete con loro questo articolo, ed invitateli a leggere il seguito

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