happy mother breast feeding her baby infant

Con questo articolo ti spiego il motivo per cui la TUA PRODUZIONE DI LATTE NON DIPENDE ESCLUSIVAMENTE DA TE.  Non sei solo tu a determinare l’andamento del tuo allattamento, ma anche il tuo bambino fa la sua parte. Molto più di quello che pensi. Ed è importante saperlo affinché si possa imparare ad osservare bene anche il bambino e come intervenire (o prevenire) nei casi di difficoltà.

Produzione di latte: ciò che dipende dalla mamma

Siamo abituati a pensare che la produzione di latte di una mamma dipenda tutta da lei. In realtà l’unica componente che davvero dipende dalla madre è la parte ormonale e la quantità di tessuto ghiandolare presente, cose che non possono essere da lei determinate volontariamente in nessun modo. Per altro, la cosiddetta spinta ormonale alla produzione di latte è destinata a durare solo qualche settimana dopo il parto ed è comunque in costante diminuzione. Da sola non è sufficiente a mantenere attivo questo processo.

Anzi, al contrario, possiamo dire che “la natura ha reso il corpo materno maggiormente deputato alla cessazione del latte, piuttosto che alla sua produzione”. (Smillie, atti convegno LLL, 2017)

Ciò che determina veramente l’avvio ed il mantenimento di una adeguata produzione di latte materno, è invece il bambino! Se non ci fosse un bambino in grado di estrarre il latte prodotto da sua madre, la produzione di quest’ultima verrebbe presto fisiologicamente interrotta.

Produzione di latte materno: ciò che dipende dal bambino

Vediamo nel dettaglio ciò che fa il bambino, affinché la sua mamma produca il latte di cui ha bisogno.

  • E’ il bambino che estrae il latte che la madre produce: il bimbo si attacca a ventosa, determinando una pressione negativa che permette la fuoriuscita del latte. Per quanti sforzi lei possa fare, senza alcun tipo di manovra compensatoria (come la spremitura manuale o l’uso del tiralatte) una donna non potrà mai fare uscire litri di latte dal suo seno, in modo completamente autonomo e volontario.
  • E’ il bambino che, poppando in modo efficace e frequente, mantiene i dotti sempre ben drenati e la produzione sempre adeguata. Un seno troppo pieno (magari con ristagni e ingorghi) viene considerato dal corpo come un campanello di allarme. Il latte materno, infatti, contiene una speciale proteina, il FIL (fattore di inibizione della lattazione) che ha il compito di proteggere e preservare un seno troppo pieno dal rischio di ingorghi e mastiti. Nel momento in cui l’accumulo di FIL diventa troppo alto, si attiva il processo di inibizione della produzione. Un seno poco o mal drenato è un seno destinato a ridurre la sua produzione.
  • E’ il bambino che, leccando, toccando, sfregando e stimolando il capezzolo, stimola il riflesso ossitocinico della mamma, garantendole la veloce e facile fuoriuscita di latte. Quando il latte esce facilmente, il bambino succhia in modo sereno, regolare e soddisfacente; la poppata è piacevole e la mamma sente sollievo nell’essere ben drenata. Le endorfine entrano in circolo ed entrambi si sentono appagati e desiderosi di ripetere questa esperienza. 

Cosa succede alla produzione, quando un bambino non è in grado di poppare in modo efficace e frequente?

  • se un bambino non è in grado di  attaccarsi bene, non è in grado di generare il vuoto e quella pressione negativa indispensabile all’estrazione del latte. In questo caso il latte prodotto dalla mamma non potrà essere trasferito al bambino, il seno rimarrà pieno e la pancia del bimbo vuota. Bambini con palatoschisi non possono fare il vuoto e devono essere aiutati; ma anche bimbi prematuri o sottopeso hanno difficoltà in quanto privi dei cosiddetti cuscinetti buccali sufficientemente forti e sviluppati; anche bimbi con frenulo corto o nati con un parto complesso (ad esempio con ventosa) possono avere dei problemi nel coordinare bene la muscolatura e i nervi deputati alla suzione attiva. E’ importante quindi valutare bene questi parametri, non sottovalutarli e non limitarsi a dare dei palliativi (come paracapezzolo e biberon) senza risolvere il problema a monte. L’osservazione attenta della poppata, del modo di ancorarsi al seno, dei movimenti che il bimbo fa con labbra/guance e lingua, sono indispensabili.
  • se il  bambino non è  in grado o non ha la forza di estrarre il latte dal seno della mamma, il seno resta pieno, dando il via ad un processo di cessazione della produzione. Come abbiamo già visto, la natura, ragionando in termini di risparmio energetico, prevede che tutti i meccanismi materni concorrano alla cessazione della produzione di latte qualora non ci sia un bambino che ne abbia bisogno. Quindi, per quanto una donna possa essere una iniziale super produttrice di latte, se il suo bambino non è in grado di drenarle bene mammelle e dotti, la sua produzione andrà velocemente a diminuire. Bambini itterici (o semplicemente con bilirubina un po’ alta), ipoglicemici, prematuri, sottopeso, che fanno fatica a mantenere il vuoto e si stancano molto durante la poppata, sono bimbi generalmente considerati “pigri”. In realtà sono bambini che vanno aiutati, il prima possibile, affinché possano prendere dosi sufficienti di latte, così da recuperare energie, forze, coordinazione, appetito, e competenza a trasferire latte. Se vi accorgete che i vostri neonati trascorrono al seno ore ed ore, con deglutizioni scarse, suzione superficiale, ciuccettando piuttosto che succhiando e svuotando il seno, allora è il caso di intervenire e chiedere un aiuto competente.
  • Se il bambino non è vicino alla mamma, perché tenuto al nido, o ricoverato in TIN, il rilascio ossitocinico può essere inibito. Non potendo ricevere quelle stimolazioni che un neonato normalmente attiva (la ricerca del seno con le mani, il picchettamento sulla mammella, lo sfregamento del capezzolo, le leccatine sulla pelle del seno e dell’areola, i lamenti, le smorfie di ricerca) è più difficile che una donna riesca ad attivare il riflesso ossitocinico e quindi la fuoriuscita del latte, rischiando di compromettere l’intero processo produttivo. Mamme separate dai loro bimbi, mamme troppo stanche, provate, in difficoltà fisica ed emotiva, stressate o sole, sono mamme che vanno aiutate con grande prontezza e competenza, fin dalle prime ore di vita del loro bimbo.

Ora che conosci quanto è importante osservare cosa fa il bambino e come si approccia all’allattamento, hai maggiori strumenti per osservare e capire anche il vostro allattamento.

Se hai dubbi o ti sei ritrovata in qualcuna di queste situazioni, non esitare a chiedere aiuto. Comprendere ed osservare cosa sta accadendo è solo la prima parte del nostro lavoro. La parte migliore è che si può intervenire e migliorare il tutto

Se pensi che questo articolo possa essere utile ad altre mamme, a qualche tua amica, condividilo! Puoi contribuire a risolvere una situazione faticosa e di disagio.

CONTINUA A SEGUIRMI! LA PROSSIMA SETTIMANA TI SVELERO’ UN PICCOLO SEGRETO PER MANTENERE ADEGUATA LA TUA PRODUZIONE DI LATTE.

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