capezzoli e allattamentoIl mio seno non va bene! Molte volte mi chiamano mamme in crisi pensando che il loro seno o capezzolo siano inadeguati ad allattare, pensando che le loro fatiche siano tutte determinate da questo problema. Se anche tu sei tra queste mamme, o qualcuno ti ha detto che il tuo capezzolo non va bene per allattare, leggi qui! Vorrei aiutarti a fare un po’ di chiarezza e ritrovare fiducia e serenità.

Qual è la forma di seno e del capezzolo più adatta ad allattare?

Nessuna! TUTTI I TIPI DI MAMMELLE vanno bene per allattare e TUTTI I TIPI DI CAPEZZOLO sono adatti ad un corretto attacco del bimbo al seno. Seni sodi e rotondi, allungati, piccoli, grandi, capezzoli grossi, lunghi, minuscoli, piatti… tutto va bene. PURCHE’ vengano rispettati i giusti criteri di ancoraggio di un bimbo al seno. Non dare credito a chi ti dice il contrario: fidati di te stessa, nel tuo corpo, nelle competenze del bambino

Quando è necessario un aiuto in più?

Forse non ti aspetteresti questa risposta, ma l’aiuto in più, per evitare difficoltà di attacco, non sta nella forma del seno, bensì dal tipo di parto e post parto che hai avuto. 
Un parto indotto o difficile (con il bambino posizionato in modo non corretto), con  interventi non fisiologici (Kristeller, ventosa…), è un indicatore di possibili difficoltà. Un parto così complesso può lasciare strascichi, non solo emotivi, nella mamma e nel bambino, ma anche fisici che provocano grandi difficoltà di attacco e suzione nel bambino.
Anche una montata lattea particolarmente forte può dare problemi di attacco, perché il seno è troppo teso, infiammato, e l’areola, edematosa, sfugge alla presa del bambino.

Cosa fare quando il bambino fa fatica ad attaccarsi al seno?

Non dare subito la colpa alla forma del seno o del capezzolo. Ma valutare tutta la situazione e dare il tempo a mamma e bimbo di recuperare (anche emotivamente) un parto difficoltoso. Quindi praticare costantemente il contatto pelle-pelle col bambino, lasciare che si avvicini spontaneamente al seno, dolcemente, massaggiando la schiena del piccolo, dandogli tempo, aiutando ad avvicinarsi al capezzolo senza spingere, senza forzare, quando è tranquillo.

Calmarlo  e sfamarlo prima di attaccarlo al seno: potrebbe essere bene, se affamato, dargli del latte spremuto con un mezzo alternativo al biberon (con bicchierino, o siringa al dito, ad esempio) e provare ad attaccarlo al seno subito dopo, nel dormiveglia. Non importa se poppa in modo poco intenso o non deglutendo, in questa caso è importante solo riavvicinarlo al capezzolo e lasciarlo attaccato per recuperare il contatto con la mammella e l’istinto di ricerca e suzione .

Aiutarlo ad attaccarsi in modo efficace: modificare la postura con cui si tiene in braccio il bambino, privilegiare posizioni che prevedono un attacco profondo e un attivazione degli istinti neonati, come la biological nurturing; oppure posizioni che prevedono un buon controllo della testa del piccolo e una buona sagomatura del seno, come la presa di transizione o la rugby verticale.

Disinfiammare un seno troppo pieno: fatti controllare subito in caso di montata eccessivamente intensa e fai attenzione ai consigli. Non sempre il caldo è la soluzione giusta. A volte l’ingorgo richiede l’utilizzo di farmaci o interventi specifici drenanti ed antinfiammatori.

Sagomare il seno: (dare una forma un po’ “schiacciata” ed allungata alla mammella): se eseguito nel modo corretto, può essere determinante. Il capezzolo riesce ad estroflettersi meglio, la bocca del bimbo si spalanca al massimo e si “aggancia” meglio al seno, il capezzolo viene percepito sul palato e molto a fondo, e questo fa sì che la suzione si attivi istintivamente.

Avvicinare il bambino al seno, non appena si dimostra pronto o in cerca del capezzolo. A volte sembra che non “vogliano”attaccarsi al seno, ma spesso il problema è che non sanno bene come fare. Non riescono a mettersi in una posizione adatta o perdono la presa, non sanno bene da che parte andare, sembrano confusi e disorientati. Questi bimbi potrebbero aver bisogno di essere avvicinati attivamente al seno, “direzionati” verso il capezzolo . Sempre nel pieno rispetto della loro volontà e con i modo più appropriati.

Provare in piedi: sembra una cosa un po’ strana, ma spesso funziona. Provare ad attaccare il bambino mentre si è in piedi, senza l’uso di cuscini o sgabelli, obbliga in un certo senso a tenerlo molto ben aderente al corpo, a farlo sentire contenuto e ben sostenuto. Questo tipo di sensazioni rassicura il bambino e lo aiuta istintivamente ad avvicinarsi al seno e ad ancorarsi meglio al capezzolo. A volte, mentre piange disperato, può essere utile tenerlo in braccio, a seno nudo, con la bocca quasi già attaccata al capezzolo e cullarlo come a volerlo addormentare. Camminando magari per casa e cantando o sussurrando un bel “shhh” che lo rassicura e lo calma. Spesso, in questo modo, riescono ad attaccarsi per la prima volta al seno.

Evitate paracapezzoli di silicone, o usateli solo su indicazione di una consulente e nel modo corretto: in alcuni selezionatissimi casi, il paracapezzolo può essere un aiuto. MA, quasi mai lo è in caso di capezzoli introflessi o piatti. Possono servire, a volte, quando è il bimbo ad avere particolarità anatomiche tali da impedirgli un uso corretto della lingua e dell’aggancio al seno (prematurità, frenulo corto…), ma quasi mai in altri casi. Quindi prima di tutto accertatevi che sia davvero indispensabile e necessario, e controllate, che nonostante il paracapezzolo l’attacco sia perfetto e la deglutizione attiva, presente, facile. L’effetto collaterale di un paracapezzolo inutile o mal posizionato è uno scarso accrescimento ponderale, scarso trasferimento di latte, dolore al seno o ai capezzoli.

Abbiate cura del vostro seno: imparate ad andare d’accordo col vostro seno, già in gravidanza. imparate la spremitura manuale corretta (che può sempre servire), a massaggiarlo quando serve, abbiate fiducia nella sua forma e nei vostri capezzoli. Qualsiasi forma abbiano. In caso di capezzolo introflesso non andate subito in panico pensando al peggio. ma prendetevi cura di loro, tenendoli all’aria aperta in casa qualora si riempiano di latte e di ristagni, evitate creme inutili e manovre  di estroflessione eccessive. Imparate ad attaccare i bimbi in modo corretto e vedrete che anche i vostri capezzoli si modelleranno sul bambino e la sua suzione. Se doveste avere delle ragadi o escoriazioni chiedete subito aiuto.

Chiedete aiuto e se possibile prevenite: se già in gravidanza avete dei dubbi, o se già nei primi giorni in ospedale avete faticato ad attaccare il vostro bimbo al seno, non esitate a chiedere aiuto. Conoscere come poter prevenire eventuali difficoltà, o trovare le strategie migliori per recuperare una situazione problematica, rassicura e vi sostiene nel vostro intento di allattare.

Se pensi di poter aver bisogno di aiuto SCRIVIMI! Parliamone insieme e cerchiamo di capire cosa sta succedendo e come poter vivere più serenamente il tuo allattamento

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