30503265325_b6b0a6771e_b“Ce l’ho sempre addosso!”, “Appena lo metto giù si sveglia!”, “dorme solo attaccato alla tetta!” ; la culla super bellissima è di là in cameretta, a riempirsi di polvere, e il cucciolo, ce lo hai in braccio. Sempre! Ma perché? Perché i neonati hanno bisogno di stare sempre addosso a qualcuno? E come si può sopravvivere ad un cucciolo-koala? Forse, il segreto è proprio questo: trasformarsi in un marsupiale e praticare il babywearing!

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Perché un neonato ha bisogno di stare sempre in braccio?

Perché è carne della tua carne. Semplicemente. E’ corpo che sente prima di tutto con la pelle. La sua pelle sulla tua pelle. E con l’odore: odore di latte, di nutrimento, di vita. E perché ha bisogno di un altro corpo per termo-regolarsi, per stimolare le sue cellule a crescere, per adattarsi ogni giorno sempre di più ad un ambiente a lui ancora estraneo. L’unica cosa che conosce è un ambiente fatto di acqua, membrane, pelle, muscoli, sangue, calore, odore di mamma. Contatto e contenimento uterino lo circondano in ogni centimetro di pelle e gli riempiono il cuore di certezze. E questo è ciò che gli dà sicurezza, ed è ciò che ricerca anche dopo la nascita. E se si è consapevole di questo, di come il neonato si approccia al mondo, di quali sensi utilizza, sarà più facile anche comprendere perché il neonato vuole sempre starci addosso.

Ma un’altra cosa conosce il neonato, indispensabile alla vita, indispensabile al suo crescere: il latte materno, e il capezzolo. Quello solo desidera nei primi momenti della sua esistenza. Un nutrimento fatto di grassi, zuccheri, anticorpi e amore di mamma! Cos’altro potrebbe desiderare di più?! E lui sa bene come raggiungere la sua agognata meta. Lo sa fin da subito, lo sa da sempre. Si è addirittura preparato per tutta la gravidanza a questa sua scalata, a questo suo strisciare per cercare di aggrapparsi al suo “tutto”. I famosi riflessi neonatali, infatti, presenti già alla nascita, sono tutti orientati a questa ricerca e all’incontro con la propria mamma.

Quando un neonato viene alla luce, il passaggio , naturale e fisiologico del bambino, NON è semplicemente passare da dentro a FUORI, MA da dentro a SOPRA. Il bambino, sgusciando fuori dalla sua mamma, non cade nel vuoto, ma viene accolto da braccia premurose e immediatamente dopo appoggiato sulla sua mamma. Con tanti più centimetri possibili tutti a contatto con lei. Lui rannicchiato e interamente contenuto sopra di lei e da lei circondato. Pancia, seno e braccia formano quindi un nuovo nido, un nuovo contenitore, ancora una volta fatto di carne , pelle, calore, odore.  Ed il bambino ci si ritrova. E le misure tra mamma e bimbo, sono ancora una volta perfette.

Non ci stupisce quindi riconoscere che tutto questo suo piccolo mondo trova un senso solo in prossimità di un’altro corpo. Solo stando accoccolato, raggomitolato, appoggiato ad un altro corpo potrà dare un senso alle sue competenze, attivarle, finalizzarle, e ritrovare ciò che più gli serve: latte e amore. Calore corporeo e calore emotivo.

Ma c’è di più!  Come abbiamo detto non c’è solo corpo e non c’è solo latte. Ma c’è anche amore. C’è contenimento, accoglienza, relazione.

Le braccia di mamma sono il miglior nido per un attaccamento sicuro

Il bambino è portato in pancia per nove mesi, nasce ancora molto dipendente dal legame con la madre; per la sua sopravvivenza e maturazione necessita di ritrovare i movimenti, i suoni e gli stimoli di prima, implora di essere portato addosso ancora per molto tempo. (P.Maghella)

Il neonato vuole stare sempre addosso alla sua mamma anche perché questa è la sua base sicura, il nido dentro al quale crescere, conoscere, esplorare, comprendere.

E’ a partire dalle braccia di mamma che il bimbo si guarda intorno, senza paura; che sperimenta il movimento, il cullamento costante del camminare e del muoversi materno, e contemporaneamente, anche la stabilità del contenimento corporeo, che lo stringe con dolcezza, avvolgendolo di certezze. Chi si è cimentato in un arrampicata su roccia, sa bene cosa significa sentirsi sicuri nella stretta imbracatura che ci avvolge. Sentire la corda in tensione e la presa forte e salda di chi ci mantiene in sicurezza durante il nostro libero arrampicare, ci dona tranquillità. Un’imbracatura lenta, troppo larga, o peggio, nessuna imbracatura, è forse un brivido per gli esperti, ma è sicuramente un rischio troppo alto per un principiante. Ed il neonato, il nostro piccolo cucciolo, ancora un principiante della vita, va ben imbracato. Va àncorato a noi e reso sicuro nel suo dormire, nel suo cullarsi, nel suo esplorare.

Ed è così che la fascia portabebè diventano il simbolo, fisico ed oggettivo, di quella base sicura che Bowlby ha immaginato essere il fondamento di un legame di attaccamento forte ed indispensabile per il benessere psicofisico di un bambino.

Cos’è il babywearing?

Letteralmente significa “indossare un bambino”, tenerlo addosso a sé, con un supporto di tessuto, come fosse un vestito sul vestito, a ricreare quell’ambiente intrauterino tanto rassicurante per un neonato.

Il baby wearing può essere una soluzione valida alla salvaguarda dei bisogni primari del neonato e quelli, di riposo e recupero della sua mamma.

I supporti possono essere un po’ di qualsiasi tipo, il concetto è la possibilità di tenersi il bambino sul proprio corpo, aderente e ben avvolto. Generalmente si usano fasce lunghe, ad anelli, rigide o più morbide, marsupi, mei tai, etc. L’importante è che i supporti siano validi, adeguatamente pensati affinché il bimbo si mantenga in una posizione fisiologica per le sue gambe, anche e schiena. E perché il peso sia scaricato in modo equilibrato su più punti, senza che la mamma ne percepisca il carico senza compromettere la sua schiena. I benefici per i neonati sono evidenti. Ma per la mamma?

Quali sono i benefici del baby wearing per la mamma?

Anzitutto pratici: Un bimbo indossato è un bimbo che può vivere questa condizione di contenimento, continuamente, anche durante le attività quotidiane della sua mamma. La mamma con un bambino addosso ha le mani libere e il bambino é così ben aderente al suo corpo, da potersi muovere comodamente in ogni modo. E questo può essere indispensabile in caso di altri bimbi da seguire. Se il supporto è fatto bene, il peso del bambino sarà perfettamente distribuito e il supporto non andrà a danneggiare la schiena materna né a provocarle particolari problemi.

Gli altri benefici sono tutti a livello emotivo. E possono davvero fare la differenza in una fase di vita tanto delicata quale è il puerperio: Le mamma hanno bisogno di sentirsi molto vicine al loro bimbo e di rispondere prontamente ai suoi bisogni. Di fronte ad un bimbo che piange tanto, apparentemente inconsolabile, una mamma rischia di sentirsi incapace o in colpa. La fascia costituisce un’ottima soluzione, ed anche una prevenzione, alle crisi di pianto intense dei più piccini

D’altra parte le mamme hanno anche bisogno di una tregua. Di momenti tranquilli, mentalmente sereni, che le permettano di recuperare energie. Intervallare le poppate a richiesta con l’utilizzo della fascia può aiutare a creare quel giusto ritmo tra pappa e nanna che fa sentire meglio entrambi.

In sintesi: “lI portare aumenta l’attaccamento e stimola la madre a voler stare con il suo bebè anche facendo altre cose. Aiuta a mantenere un ascolto attivo delle sue esigenze pur continuando la propria vita.  (G. De Fiore)

Fino a quando si può usare la fascia portabebè?

In generale, come in allattamento, fino a quando mamma e bimbo lo desiderano!  Possiamo dire che più il bambino è piccolo e più mamma e bimbo ne avranno, istintivamente, naturale bisogno. Più il bimbo cresce, più si avventura nel mondo,  e più desidererà uscire da quel nido sicuro per esplorare con maggiore libertà.  Come per l’allattamento, il bambino uscirà e tornerà tra le braccia di mamma, nella sua fascia, proprio come un piccolo canguro, a seconda dei momenti della giornata e delle fasi del suo sviluppo. Un passo fuori nel mondo, ed un passo dentro al marsupio di mamma. In una sana e graduale alternanza che lo condurrà a trascorrere sempre più tempo fuori  e in autonomia.

Una tappa sicuramente significativa è quella del gattonamento, che avviene proprio intorno ai 9/10 mesi del bimbo, guarda caso proprio alla fine dell’esogestazione, quando sia il bimbo che la mamma sono pronti ad una nuova modalità di vita insieme. In questa fase si inizia ad indossare meno frequentemente i bambini, perché loro stessi hanno un maggior bisogno di stare a terra piuttosto che in braccio. Man mano che il bimbo impara a camminare ed è sempre più stabile nelle sue ricerche e nel suo legame con la mamma, la fascia sarà usata sempre meno.

Ovviamente, come tutti gli esploratori, anche il bambino, dopo i suoi viaggi di scoperta nel mondo, necessita di un ritorno alla sua base sicura, e, in questo senso, la fascia, continuerà ad essere ancora molto utile. In generale, i migliori supporti possono essere utilizzati comodamente da mamma e papà fin oltre i 3 anni. 

Per approfondire:

E. Weber,  “Portare i piccoli”,  Leone verde Editore

G.De Fiore,  “Portare i bambini”, Coleman Editore

http://portareipiccoli.it/

http://www.babywearingitalia.it/

http://www.rollingmamas.com/

http://scuoladelportare.it/

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