bambina asiloIn questi giorni molte famiglie sono alle prese con l’inizio dell’asilo nido e con il periodo di inserimento… anzi no! dell’ambientamento! Ma cosa significano esattamente questi termini? E quali sono i punti principali da valutare per facilitare la permanenza del piccolo all’asilo? Te li racconto in questo post.____________________________

Ambientarsi al nido

Anzitutto, parliamo di “inserimento” o “ambientamento”?

Un tempo si utilizzava la parola inserimento per indicare il primissimo periodo nel quale il bambino entrava per la prima volta nel nido ed il suo progressivo adattamento. Questa terminologia è stata però modificata, in quanto evocativa di una azione piuttosto “costrittiva”, che spinge il bambino in una situazione cui deve, suo malgrado, adeguarsi. Secondo questo approccio il bambino è un soggetto passivo, e come tale, meno protagonista della struttura.

Con il nuovo termine ambientamento si intende, invece, come affermato da Grazia Honneger Fresco, “un ambientamento attivo, un far proprio l’ambiente. Che significa, per il bambino, conoscerlo a poco a poco, scoprire gli spazi disponibili e gli oggetti che, dapprima sconosciuti, diventano via via familiari, accettare persone nuove ed infine riuscire a separarsi senza sofferenze dal familiare che lo accompagna”. Il bambino è un soggetto attivo, cui le educatrici e il contesto stesso, devono venire incontro.

Sono sfumature, ovviamente. Non è che cambiare la parola contribuisce di per sé a rendere questo momento più facile ed indolore, ma significa comunque porsi nei confronti di questo evento, di questa fatica, di questo passaggio, in un modo più attento, consapevole e quindi il più possibile favorevole al piccolo e alla sua mamma.

5 punti da valutare per facilitare l’ambientamento e la permanenza al nido

1) l’età del bambino

L’età del bambino può essere una discriminante importante. E’ opportuno valutare lo sviluppo del piccolo non soltanto in base al numero di mesi anagrafici, ma soprattutto in base alle tappe principali di crescita che sta vivendo in quel momento.  Ogni bambino andrebbe sempre valutato nelle sue specificità ed osservato nei suoi bisogni, in modo da garantirgli il momento migliore per sperimentare serenamente il contesto nido. Generalmente il momento migliore per entrare in un nido  è ad 1 anno di vita, in piena fase esplorativa, con la deambulazione avviata, e tanta voglia di scoprire il mondo. Oppure ai 2 anni, quando la voglia di entrare in relazione con i coetanei diventa più intensa e l’acquisizione del linguaggio facilita un po’ il tutto.  

2) il contesto

Un contesto ben pensato e adeguatamente strutturato (con angoli di gioco ben attrezzati,  oggetti pensati per “fare”e non per “subire” il gioco);  una routine semplice e chiara, con tempi ben precisi e momenti ben riconoscibili;  personale adeguato al numero dei bambini e ben formato,  sono tutti indici di un nido accogliente e facilitatori di un buon ambientamento. Un contento su misura di bambino lo fa sentire bene e al sicuro, anche in assenza della mamma

2) la durata

E’ fondamentale prendersi il giusto tempo per permettere al bambino di ambientarsi al meglio, gradualmente e serenamente. Generalmente si dovrebbe prevedere un periodo di circa tre settimane, procedendo ad un graduale distacco. Inizialmente è importante che il genitore stia nello spazio nido insieme al bambino e che sia principalmente lui ad occuparsi del piccolo. In questo modo il bambino si sente adeguatamente accompagnato ed accudito da chi conosce bene lui e le sue abitudini. Così facendo, anche le educatrici hanno il tempo di osservare il bambino, sapere cosa lo aiuta, cosa lo tranquillizza, cosa gli piace e cosa no. Nella settimana successiva si possono sperimentare i primi momenti di distacco, generalmente  durante la mattinata e poi anche durante il momento del pranzo. Nell’ultima settimana i distacchi diventano più prolungati. Può essere d’aiuto lasciare il piccolo per la nanna, solo dopo che si è ben ambientato al resto della giornata; così come può essere utile, almeno per i primi mesi, un orario non eccessivamente prolungato di permanenza nel nido. Più tempo si dedica all’ambientamento e più facilmente avverrà il distacco e più tranquillamente il bambino accoglierà il nuovo contesto ed imparerà a fidarsi delle educatrici.

4) le educatrici

Sarebbe opportuno che ci fossero sempre le stesse figure di riferimento per ogni bambino. Il piccolo, infatti, non deve solo abituarsi al nuovo contesto, ma anche e soprattutto alle persone che si occuperanno di lui ogni giorno. Più tempo ha a disposizione per conoscerle, e meglio si fidarà di loro lasciandosi accudire e rassicurare, anche in assenza della mamma 

5) quanti bambini alla volta

Inserire 3/4 bambini alla volta piuttosto che una decina è un’altra discriminante importante.  Questo infatti permette di “fare gruppo” e di condividere le emozioni e le fatiche di questo momento, sia per i bambini che per i genitori. I piccoli si imitano molto e la possibilità di vivere insieme la stessa avventura può aiutarli nel distacco. Ovviamente senza trascurare le individualità ed il rispetto delle esigenze di ogni singolo bambino.

E adesso? E’ giunta l’ora di SALUTARLO. Come devo fare? Come faccio ad andare via dal nido? Leggi il mio articolo per Genitori Channel “Inserimento al nido: come salutare tuo figlio”

BIBLIOGRAFIA

Grazia Honneger Fresco, Essere genitori, red edizioni

G. Honneger Fresco, un nido per amico, La Meridiana ed.

Vegetti Finzi, A piccoli passi, Saggi Mondadori

E.Catarsi e A. Fortunati, La programmazione-progettazione nell’asilo nido, La Nuova Italia

Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter