allattamento dolorosoIn caso di allattamento doloroso è importante cercare un aiuto COMPETENTE, che sappia ascoltare ed osservare, riconoscere ed intervenire, ma anche sostenere emotivamente.  Perché il dolore va riconosciuto e il sostegno deve essere ancora più forte del dolore.

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Allattare non fa e non deve fare male.  Se il tuo è un allattamento doloroso significa che c’è qualcosa non va, su cui si può e si dovrebbe intervenire. Il dolore non va negato, nascosto o denigrato. Ma va invece riconosciuto e va fatto il possibile per rimuoverlo definitivamente. Tra i principali e più comuni motivi di dolore durante l’allattamento ci sono le ragadi (posizione ed attacco scorretti dovuti a varie motivazioni), le infezioni batteriche e micotiche, il vasospamo, gli ingorghi, i dotti bloccati, le mastiti e gli ascessi. Tutte cause facilmente riconoscibili ad un occhio esperto e risolvibili con le cure e gli accorgimenti adatti.  In caso di allattamento doloroso è quindi importante cercare un aiuto COMPETENTE, che sappia comprendere il problema, fornire delle indicazioni e accompagnare la donna in tutto il suo percorso di guarigione e recupero.

I punti chiave per un adeguato intervento sono:

Ascoltare la donna ed osservare la poppata

Quando si accoglie una donna, si accoglie tutto di lei, la sua storia, il suo vissuto, il suo dolore, la sua fatica. E la si osserva bene, si osserva il suo bimbo e la sua bocca. Si osserva una poppata, eventualmente si cambiano posizioni e si osserva cosa accade. E le si fanno le domande giuste. Perché una persona preparata sa cosa chiedere e cosa indagare per capire come mai allattare è tanto doloroso.

Individuare la causa dell’allattamento doloroso ed intervenire

Grazie ad una attenta osservazione è spesso semplice arrivare a comprendere le cause del problema e offrire una possibile soluzione. Il nostro obiettivo è arrivare alla causa originaria del problema (spesso infatti si è innescato un circolo vizioso che va interrotto) per evitare ricadute e non limitarsi a tamponare superficialmente.  In un caso di ragadi al seno, ad esempio, un paracapezzolo di silicone può dare la percezione di un miglioramento, lì per lì, ma di fatto non elimina la causa del problema, e rischia anche di peggiorare le cose, causando un attacco al seno ancora più superficiale, un inadeguato trasferimento di latte e quindi un possibile calo della produzione e relativo calo ponderale del bambino.  Tamponare in malo modo il problema non solo non lo risolve ma anzi lo peggiora.

Sostenere emotivamente e accompagnare nel percorso

Il percorso di guarigione La donna va ascoltata, osservata e sostenuta. Specialmente durante la fase acuta, quando il dolore spezza il fiato e la sola idea di attaccare il bambino al seno fa impazzire. Specialmente quando, ad un certo punto, rischia di trovarsi sola contro tutti. Sola contro chi non le crede o contro chi, vedendola soffrire, cerca facili scorciatoie, con il rischio di aprire ferite emotive altrettanto dolorose. Il sostegno deve essere ancora più forte del dolore e circondare la donna da ogni lato.

Quando tutto questo viene messo in atto, quando una donna viene accolta, viene osservata e compresa, allora l’intervento è già in atto ed il sostegno costante la manterrà motivata fino alla scomparsa di tutti i sintomi, fino al pieno recupero, fino a quando al dolore si sostituirà la giusta serenità.

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